lunedì 9 aprile 2012

seriamente

SERIAMENTE
Un po' della mia storia.
Vedo la luce a Montepescali (GR) nel palazzetto d'Elci (oggi Guicciardini, Corsi ,Salviati), dove la mia nonna Serafina e i miei genitori, Vilma e Renato, abitano in affitto.
Ricordo, di quella casa, un grande camino acceso e una serie di esplosioni terribili, provocate dal fatto che qualcuno ha buttato nel fuoco svariate castagne non castrate. Poi mi trovo seduto per terra, su una terrazza (della stessa casa) con un paesaggio infinito davanti, che comprende tutta la pianura grossetana fino al mare, e a nord fino a Castel di pietra (ex lago Prile). Di fronte, altre terre murate come la mia,Gavorrano, Vetulonia, Buriano. Mi capitava di vedere la littorina della linea di Siena al Braccagni, fino al passaggio a livello di Tondicarlo, di cui parleremo.
Un'altra scenetta. Sono in collo alla mia nonna Serafina e guardo la sua facciona un po' seria, da marescialla, i capelli raccolti in crocchia. La mia mamma ci tiene d'occhio... Ad un tratto nonna bisbiglia " Vilma, stai a vedere..." Io, non si sa perchè, comincio a colpirla in faccia. Il tutto finisce in una gran risata.
Passa un po' di tempo e mi ritrovo a Pitigliano. Un'altra terra murata di cui ricordo la facciata di un palazzo antico con una loggia...o forse mi confondo. Forse anche qui c'era quel grande camino e una finestra da cui si vedeva solo il cielo. Forse il signore un po' corpulento che girava intorno al tavolino di cucina era mio nonno Filiberto. Che non vedrò mai più, lascerà questo mondo nel '43, a 54 anni.
Mi teneva per mano, trascinava con uno spago una scatola di cartone che conteneva quei dolcetti che noi chiamavamo "baci", fatti con la chiara d'uovo sbattuta e canticchiava una nenia...
Un'altra scenetta di Pitigliano: sono in collo ad una vecchietta di cui ricordo solo un neo sotto il mento da cui spuntava un grosso pelo nero, attorcigliato. Si chiamava zì' Richetta e sembrava molto preoccupata... Ricordo che ogni tanto bisbigliava una canzoncina, sempre quella..." va fori d'Italia, va fori straniero..."
Quando mamma mi portava, in collo, all'asilo infilavo il braccio della scollatura. Un giorno qualcuno gli chiese il motivo di quel gesto e lei gli rispose: "che ne so, se il braccio nello scollo non ce lo mette lui  ce lo metto io"
E ancora, portandomi a cavalcioni sul petto, ogni tanto bisbigliava: " bello il mi' bimbo, e pensà che 'un ti volevo..." ed io preoccupato :"perchè mamma...perchè?" Non mi ha mai risposto.

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